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1 Dicembre, alba, nel parcheggio (Gender)

 
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Autore Messaggio
Zaffira



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MessaggioInviato: 11/09/2006 12:57    Oggetto: 1 Dicembre, alba, nel parcheggio (Gender) Rispondi citando

«Dicono che farà freddo da Jeff quest'inverno» – era l'ultima frase che Gender aveva udito uscire dalle labbra sorridenti di Mark.
Poi c'era stato l'urlo, è vero, ma era un'altra cosa.
Jeffrey Adams, ranger, abitava quasi tutto l'anno la stazione di controllo dell'Appalachian Trail National Park dove Gender lavorava come veterinario, e veniva in pratica identificato con essa.
Stavano scegliendo delle bottiglie di vino da portare al rifugio: erano uno dei regali che si concedevano quando la neve non permetteva al personale della stazione di scendere per il rifornimento mensile.
Mark, per quanto fosse un ragazzone robusto, aveva una sua raffinatezza: era lui l'intenditore di vini internazionali e Gender ben volentieri lo ascoltava lodare questa o quella produzione.
Ma tutto questo ora era precipitato.
Quando quegli esseri mostruosi avevano occupato il drugstore, dilaniando chiunque capitasse loro a tiro, aveva iniziato a correre verso l'auto in un tentativo di fuga.
Ma ora era bloccata in un momento di sconcerto che forse non poteva permettersi: anche il parcheggio era ormai sotto il loro controllo.

NdG: ciao a tutti!
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Anderson
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MessaggioInviato: 11/09/2006 22:43    Oggetto: Rispondi citando

Dai vicoli ai lati del drugstore sbucavano sagome goffe e lente, ma dal passo inesorabile e in numero sempre maggiore.
Le figure avanzarono nel parcheggio antistante il negozio, come se volessero circondare Gender.
A pochi passi dalla ragazza si trovava l'auto con cui lei e Mark erano scesi a valle; di fronte a lei, dall'altro lato di un enorme parcheggio con pochissime macchine, un centro commerciale chiuso e apparentemente non ancora raggiunto dai mostri.

Alcune figure cominciarono a trascinarsi fuori dal drugstore, avendo evidentemente perso interesse in ciò che si trovava all'interno.
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Zaffira



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MessaggioInviato: 12/09/2006 13:37    Oggetto: Rispondi citando

«Ce la devo fare!» si disse costringendo le gambe a muovere quei pochi ma veloci passi verso l’automobile, continuando in frazioni di secondo a rivedere la scena in cui, poco prima, col primo sole che li riscaldava, lei e Mark avevano lasciato il vecchio land rover senza curarsi di chiudere le sicure; così si faceva più in fretta a caricare, si erano detti sorridendo.
Tanto non c’era nessuno.
Prima.
Ecco la portiera e la maniglia con una leggera traccia di ruggine dove è più consunta.
E un’ombra alle spalle.
Gender scartò a destra con un’agilità che non ricordava guardando da fin troppo vicino il viso dell’essere: uno dei bulbi oculari pendeva miseramente su una massa storpia che doveva essere stato uno zigomo.
Un braccio scheletrico cercò di cingerla: la ragazza si ritrasse e cominciò a correre con quanta adrenalina aveva in corpo, senza una direzione precisa, cercando solo di fuggire.
Attraversò la strada e si ritrovò nel parcheggio del centro commerciale che cercò di raggiungere per trovare scampo.
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Anderson
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MessaggioInviato: 13/09/2006 00:01    Oggetto: Rispondi citando

Il parcheggio era immenso, sembrava non avere fine, ma era sgombro, illuminato (seppure dal sole pallido di un mattino di dicembre), privo di ostacoli e di nascondigli. In queste condizioni Gender scoprì di poter distanziare le cose che l'avevano aggredita e che sicuramente continuavano a seguirla inesorabili.
Dopo istanti interminabili, giunse di fronte al centro commerciale. L'ingresso principale era chiuso, così come gli altri ingressi destinati ai visitatori; solo un ingresso di servizio, situato lateralmente, era aperto.
Tutto sembrava immobile intorno all'edificio: le poche auto erano parcheggate con ordine, la zona era pulita e nulla era fuori posto. Non c'era nessuno fuori dal centro commerciale e, per quanto si poteva vedere, nemmeno all'interno.
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Zaffira



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MessaggioInviato: 13/09/2006 13:06    Oggetto: Rispondi citando

I polmoni le bruciavano e le gambe le sembravano rigidissime: nella sua mente, dove tutto si stava svolgendo come a rallentatore, continuava a chiedersi se tutto ciò fosse reale.
Scappava non solo perché nei suoi occhi continuava a rimbalzare l’immagine del collega dilaniato con una ferocia priva di ogni riguardo, ma anche perché non capiva se quegli esseri, chiaramente di origine umana, fossero in qualche modo contagiosi.
Certo tutto questo ora era in qualche angolo dell’ inconscio e ne usciva un pezzetto ogni tanto come spuma dalle onde agitate del terrore che la pervadeva e che la spingeva ad avere la priorità di cercare un luogo in cui nascondersi.
Li aveva distanziati nonostante non fosse certo un’ atleta, ma la porta a vetri del grande centro commerciale era inesorabilmente serrata.
« Illusa » - si disse picchiando contro le vetrate ad apertura automatica.
Il clown di Mc Donald’s subito al di là le sorrideva beffardo, al sicuro.
Gender pensò al tentativo di nascondersi negli enormi bidoni della spazzatura che sicuramente l’edificio aveva sul retro, come aveva visto fare in diversi film polizieschi.
« Se fossi Steven Seagal sicuro mi salverei » - sussurrò con ironia salvifica e prese a percorrere il perimetro del Wonderful World Mega Mall.

P.S. Vi va bene il nome del centro commerciale? Visto che sono arrivata pre prima l'ho inventato così, se non vi va bene rispondetemi pure sul forum!
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Anderson
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MessaggioInviato: 13/09/2006 23:36    Oggetto: Rispondi citando

Percorse l'intero perimetro.
Anche ad una seconda analisi la zona sembrava deserta: non aveva notato nessun movimento attorno all'edificio, e non si vedevano né cadaveri né tracce di violenza.
Il parcheggio invece era ormai territorio dei mostri che, avendo perso le sue tracce, si erano sparpagliati in varie direzioni. Alcuni di essi erano pericolosamente vicini.

L'ingresso di servizio che aveva notato inizialmente era l'unico aperto, forse da un magazziniere che però non era in vista. Poco distante, un furgone bianco col portellone spalancato confermava la tesi. L'ingresso dava su un magazzino, il retro del supemercato probabilmente, ben illuminato e deserto come tutto il resto.

Alcuni degli esseri nel parcheggio cominciarono ad avanzare, con passo lento ma deciso, verso la ragazza.
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Zaffira



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MessaggioInviato: 14/09/2006 13:48    Oggetto: Rispondi citando

Giunse sul lato posteriore dell’edificio, ma qualcosa attirò la sua attenzione ben più dei cassonetti.
Diede una rapida occhiata al cruscotto del furgone abbandonato, ma purtroppo non c’era traccia delle chiavi.
Invece c’erano un paio di quei “cosi” a non più di 20 metri da lei.
Optò allora per una corsa verso la porta socchiusa; una rapida occhiata dentro al buio temendo che alcuni degli esseri si fossero potuti intrufolare come topi negli scantinati.
« Ce ne saranno sempre meno dentro che fuori» si convinse, sperando certo di avere la grande fortuna che non ce ne fossero affatto.
Entrò tirandosi dietro la grande maniglia e pigiò con tutte le forze della speranza il grosso pulsante rosso laterale che diceva OPEN-CLOSED.
Mentre la saracinesca scendeva col suo gran-gran-gran Gender sbirciò da uno degli oblò della porta gommata: i due mostri erano giunti e poteva sentire i colpi degli artigli contro la lamiera; quando finalmente si chiuse, tranciò le estremità inferiori degli esseri, ma il ritmico battere della loro disperazione continuò senza variazioni.
La ragazza rabbrividì e si guardò intorno: quasi senza respirare, cauta, raggiunse il flebile chiarore che penetrava dalla parete opposta.
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Anderson
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MessaggioInviato: 15/09/2006 11:10    Oggetto: Rispondi citando

Giunse in un magazzino pieno di scatoloni e di grandi frigoriferi; innumerevoli plafoniere al neon allineate sul soffitto lo illuminavano in maniera omogenea, senza creare grosse zone d'ombra, ma la loro luce grigia e fredda dava all'ambiente un'atmosfera ben poco accogliente.
Il rumore dei motori dei frigoriferi che si accendevano e si spegnevano senza un ordine preciso creava una cacofonia fastidiosa e rendeva difficile valutare se i cigolii e gli altri rumori sinistri che a volte si sentivano provenissero dall'interno del magazzino o dai negozi adiacenti.
Pochi neon esauriti si spegnevano e si riaccendevano continuamente creando giochi di luce che, insieme al rumore dei loro starter, davano l'impressione di qualcosa in movimento tra le pile di scatoloni.
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Zaffira



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MessaggioInviato: 15/09/2006 15:06    Oggetto: Rispondi citando

« L’odore, sì…se fosse l’odore..» - le suggerì la mente, che come una lama d’acciaio cercava di tener separato il terrore dalla ragione. Forse si stava lasciando influenzare dalle proprie conoscenze scientifiche, e gli esseri vagavano invece a caso esplorando il territorio.
In ogni modo sapevano bene quel che cercavano: morsi di carne fresca.
E lei invece cercava comunque un rifugio, pensò mentre, bassa tra gli scatoloni e la parete, raggiungeva uno di quei carrellini per sollevare le casse che a quanto pare si era improvvisato attaccapanni per le giacchette rosse e blu dei magazzinieri.
Prima di raccoglierle tutte sette-otto si alzò ad aprire con delicatezza il quadro trasparente con la scritta IN CASO D’INCENDIO e ne estrasse un’interessantissima accetta tutta rossa, piccola ma robusta, che mise in cintura.
Poi, col suo piccolo ma importante bottino, si avviò verso i grandi frigo, puntandone a uno laterale un po’ in ombra. Forse proprio perché era il più scomodo da riempire, risultava abbastanza vuoto.
I sensi rimanevano al massimo dell’allerta e i passi erano rapidi e il più possibile silenziosi.
Si guardò intorno come una donnola davanti ad un pollaio poi aprì rapida la grande cella, spinse sul fondo i grandi sacchi di piselli che ingombravano lo spazio e si rannicchiò sulla mensola inferiore dell’apparecchio tirando a sè la porta senza chiuderla.
Rimase immobile per alcuni istanti fissando qua e là le ombre, ma i neon continuavano a sfarfallare ubriachi e questo era tutto.
Lavorò con la lama dell’ascetta per togliere la guarnizione inferiore del frigo e parte di quella laterale, perché non fosse più ermetico.
Fu un tempo infinito, non solo perché ogni secondo l’occhio le andava sull’esterno, ma poi cercava di lavorare silenziosa e con una sola mano, visto che l’altra continuava a tenere la porta come fosse uno scudo.
Alla fine lasciò che i magneti attirassero i corrispettivi chiudendo lo sportello.
«Bene, vediamo se la garanzia diceva il vero» si disse sospirando e si tirò ben su la cerniera del suo caldo giaccone in goretex, nato per l’alpinismo estremo.
Prese poi a coprirsi il resto del corpo con le giacchette trapuntate dei magazzinieri. Su alcune c’erano delle iniziali: immaginò HB alzarsi in quel momento bofonchiando incurante delle particelle di ghiaccio che in quel momento si formavano sulle trecce castane di Gender facendole brillare.
In realtà Huber Bennington stava a modo suo gongolando mentre vorace si sfamava coi resti della moglie.

NdG: scusate la lunghezza del post, ma col fatto che poi parto devo lasciare Gender in parcheggio Wink
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