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6 Dicembre, mezzogiorno, nel negozio di arredamenti

 
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Autore Messaggio
Anderson
Admin


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MessaggioInviato: 18/02/2008 03:08    Oggetto: 6 Dicembre, mezzogiorno, nel negozio di arredamenti Rispondi citando

«Sono due giorni che Leon sta lì dentro... forse dovreste parlargli», disse Don uscendo dalla stanza, «Jane sta molto male, non parla nemmeno più, non credo che le resti molto da vivere. E quando sarà morta... be' lo sapete meglio di me...»
Don fissò per un attimo gli altri due, poi cambiò argomento e nel farlo si sentì leggermente sollevato:
«Allora io torno a guardare i monitor. I cosi là fuori sono diventati tantissimi, mi preoccupano. Ho paura che prima o poi trovino un modo di entrare. Credo che dovremmo partire con l'elicottero, lasciare questo posto al più presto.»

La "stanza" in cui avevano sistemato Jane era in realtà un'esposizione del negozio di mobili, delimitata da pannelli di legno intonacati e arredata come una camera da letto.
Le condizioni della ragazza erano rapidamente peggiorate: dopo due giorni di emorragie, vomito e febbre alta, durante le notte aveva perso i sensi e ora giaceva immobile con il viso violaceo e la pelle bollente.
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Dashie



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MessaggioInviato: 18/02/2008 13:58    Oggetto: Rispondi citando

Rick cercò gli occhi di Gender, sperando forse di leggervi qualcosa che non fosse già nei suoi.
«Proverò ad andare a parlargli. Non ho idea di cosa dire nè come, ma forse dovrebbe lasciare a noi il compito di... di... beh, di finire la cosa...»
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Zaffira



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MessaggioInviato: 19/02/2008 18:03    Oggetto: Rispondi citando

Gender rispose abbassando gli occhi ed annuendo grave alle parole di Rick «Fallo» gli disse decisa « Convincilo e fallo, ogni minuto potrebbe essere tardi. Quando siete pronti, chiamami con la radio. Non servirà a nulla, ma vorrei esservi vicino ».
Avrebbe voluto baciargli le labbra come incoraggiamento, e dopo un'esitazione lo fece, dolce e disperata.
Non erano tempi per buttar via sentimenti ed emozioni positive.
Si voltò e si avviò verso l'ufficio : senza troppo entusiasmo avrebbe dato un'occhiata alla posta elettronica, dove attendeva notizie dei genitori, al sito della protezione civile con i notiziari sui vari campi d'accoglienza, e ai siti con gli aggiornamenti più o meno scientifici sulla natura di quegli esseri. Era un modo per continuare ad aver speranza di sconfiggerli, guarirli o perlomeno sfuggir loro.
Sì, era quasi ora di andarsene ormai, da quell'incubatrice in cui soggiornavano: dopo l'ufficio sarebbe andata a recuperare viveri ed oggetti importanti, magari mettendoci più attenzione della volta prima, poi avrebbe ammucchiato tutto. E avrebbe atteso.
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Dashie



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MessaggioInviato: 19/02/2008 18:16    Oggetto: Rispondi citando

Rick lasciò che la bella sensazione di quel bacio penetrase a fondo nel suo cuore e ne fece uno scudo dietro al quale sentirsi forte. Era questo per lui qualcosa per cui valesse la pena di non cedere e continuare a sperare. Era un dono in grado di sconfiggere la disperazione ed il dolore di quei giorni.
Si diresse deciso da Leon e, dopo aver bussato, più per una vestigia d'abitudine che per reale necessità, entrò nel negozio dove si trovavano i due.
«Ciao» disse semplicemente «Perchè non vai a riposarti un po', magari a prendere una boccata d'aria... resto io qui con lei ora... credo ti farebbe bene» Lo disse cercando un tono non troppo lamentoso, ma senza voler risultare freddo o distaccato. Mise una mano sulla spalla dell'uomo, sperando che questo potesse dire molto più di quanto fosse in grado di esprimere con le parole.
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laerte



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MessaggioInviato: 20/02/2008 21:30    Oggetto: Rispondi citando

Leon non lo guardò neppure ma rimase a carezzare i capelli di Jane. Ogni volta che le dita passavano delicatamente fra di essi ne rimaneva avvolta una piccola ciocca....«No ti ringrazio....io sto bene...»
Solo allora Rick si accorse che l'ex soldato teneva stretta nella mano destra ciondolante lungo il busto la sua Beretta.
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Dashie



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MessaggioInviato: 21/02/2008 02:03    Oggetto: Rispondi citando

Anche Rick aveva con sé una pisola a cui inconsciamente faceva correre la mano con una certa frequenza quando era in presenza di Jane...
«Non sei obbligato a farlo, ricordalo... non tu» disse con un filo di voce. Alzò gli occhi verso la telecamera della sicurezza, quasi sperando che Gender potesse cogliere in quel rapido sguardo il desiderio che provava di averla lì in quel momento. Poi riabbassò gli occhi e scrutò la ragazza sul letto. Il respiro affannato, l'aspetto sofferente e il colorito della pelle... ogni cosa in lei non lasciava più dubbi sull'esito della "malattia"
«Click» fece il bottoncino a pressione della fondina. Ma non estrasse l'arma, si limitò a stringerne il calcio, quasi a saggiarne l'ergonomicità del legno liscio e lucido.
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laerte



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MessaggioInviato: 21/02/2008 13:38    Oggetto: Rispondi citando

«Sarò io invece....almeno questo glie lo devo...»disse senza sospirare. Non ci riuscì ma avrebbe tanto voluto poter tirare un sospiro...inalare aria....ma il cuore, stretto in una morsa, glie lo impedì. Si richiuse nel suo opprimente stato di angoscia. Da un lato bramava che quella situazione finisse presto....che la fine della sua amata arrivasse celermente...e con essa la fine delle sue sofferenze....
Inconsciamente strinse il calcio della sua pistola con forza tale che la mano inizioò quasi a duolergli...
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Anderson
Admin


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MessaggioInviato: 26/02/2008 16:46    Oggetto: Rispondi citando

Il respiro della ragazza proseguì irregolare, senza dare alcun segno di comprendere le parole dei due uomini.
Gradualmente, il suo respiro si fece più lento e più regolare. Passava sempre più tempo tra ogni espirazione e la successiva inspirazione. Alla fine, Jane espirò per l'ultima volta e il silenzio inghiottì la stanza.
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Dashie



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MessaggioInviato: 26/02/2008 17:04    Oggetto: Rispondi citando

Rick fece un passo indietro, tutti i suoi muscoli erano tesi e pronti e teneva lo sguardo fisso sul volto di lei... non estrasse la pistola, ma non ne aveva lasciato l'impugnatura.
L'adrenalina aveva cominciato a pompare nelle sue vene e non c'era più spazio a nessun altro sentimento in quel preciso istante; aveva già calcolato le possibilità di riparo offerte dalla stanza, i punti di fuga e il miglior angolo balistico. Non lo avrebbe mai ammesso a se stesso, ma l'addestramento militare era per lui anche un rifugio da tutta quella situazione.
Spostò solo una volta lo sguardo verso Leon, cercando di capirne la reazione e la lucidità.
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laerte



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MessaggioInviato: 03/03/2008 17:09    Oggetto: Rispondi citando

Non appena gli spasmi cessarono e l'affannoso gonfiarsi e sgonfiarsi del pettò finì decretando la morte della ragazza, senza un attimo di esitazione e quasi con robotica programmazione portò la canna della pistola a contatto con la fronte della donna. Sembrò quasi che anche lui avesse cessato di respirare e fosse posseduto da qualcosa o qualcuno che gli stava dando la forza di fare ciò che altrimenti nn avrebbe mai potuto.

Ci furono interminabili momenti di attesa...la tensione crebbe e l'immobilità della scena alimentava l'angoscia di quei momenti.

Poi ci fu uno scatto da parte di Jane...e un boato riempì la stanza riecheggiando...
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Dashie



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MessaggioInviato: 04/03/2008 12:18    Oggetto: Rispondi citando

Rick rimase in silenzio per alcuni lunghissimi istanti, fissando le spalle lievemente incurvate di Leon mentre con un lento gesto abbassava l'arma. Socchiuse le labbra ma non trovò nulla da dire all'amico. Si voltò ed uscì dal negozio. Camminò senza meta nei corridoi del centro commerciale finchè non si trovò davanti alla grande porta a vetri dell'ingresso. Alzò gli occhi alla telecamera di sicurezza immerso nei suoi pensieri. Tra poco, si disse, sarebbe stato meglio per tutti loro se fossero ripartiti.
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