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Doyle, Heresford

[...] Non possiamo poi non tenere conto dell’opera di ricerca e catalogazione dei Miti Americani di Heresford Doyle. Fra il 1880 e il 1930 la sua ricerca sul campo nelle riserve indiane ci ha permesso di scoprire aspetti sulle popolazioni native americane purtroppo ignorati in quegli anni. A lui dobbiamo, ad esempio, il primo dizionario algonquino-inglese compilato secondo rigorosi criteri linguistici [...]

Di assoluto interesse, per la nostra conferenza di Criptozoologia, è il suo resoconto sul mito del Wendigo. Secondo le sue testimonianze, il Wendigo rappresenta non tanto un dio, o un animale misterioso, quanto un concetto traducibile, a seconda dei casi, come “Male Collettivo” o “Tribù Maledetta”.

Nel primo caso, potrebbe trattarsi di tribù isolate, rese pazze dal freddo estremo che può colpire quelle latitudini e dalla conseguente mancanza di risorse. La memoria di tali tribù, probabilmente datesi al Cannibalismo rituale per favorire il ritorno del bel tempo, o del favore dei loro déi, è probabilmente fonte di assoluta vergogna per le tribù supersiti e, per sopravvivere ad una onta simile, gli indiani preferirono incolpare un mitico “spirito cannibale dei boschi”.

Tuttavia, verso la fine della sua vita, Doyle avanzò l’ipotesi che la “Tribù Maledetta” non fosse tanto un concetto astratto, ma un riferimento alla mitica tribù degli Algawanee, che secondo alcuni avrebbe dominato il territorio ad ovest dei Grandi Laghi verso il quindicesimo secolo, e di cui non esistono praticamente tracce. Sappiamo che questo pensiero dominò gli ultimi anni della sua vita, e lo spinse sino al punto da dilapidare tutte le sue risorse nella ricerca di questa tribù perduta.

Ciò gli fece perdere anche il senno, visto che i suoi assistenti narrano di un progressivo deterioramento delle sue condizioni psichiche, deterioramento che culminò nella sua morte improvvisa nella sua ultima spedizione, nel 1938. Venne ritrovato assiderato, all’ombra di un’albero e tuttavia semisepolto dalla neve, con gli occhi spalancati. In mano stringeva una punta di freccia, ed è probabilmente con quella che scrisse la frase trovata incisa sul tronco vicino: “Non uno ma tanti. Non uno ma tanti. Non uno ma tanti”

(Da uno degli atti della “Conferenza Annuale della Società Americana di Mito e Criptozoologia” del 1978)

 
wendigo/doyle_heresford.txt · Ultima modifica: 15/12/2005 04:11 da lamboz