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Gemma lunare

Questo grosso diamante dai particolari riflessi argentati fa parte della cosiddetta serie delle “pietre maledette”. Fin dal suo ritrovamento, infatti, avvenuto nel 1926 presso il sito archeologico precolombiano di Tulheim, la gemma ha lasciato dietro di sè una lunga scia di sangue e morti misteriose. L’archeologo che la disseppellì, sir Edward Warwick, incontrò la morte nel sito stesso di ritrovamento ad opera, si presume, di una qualche bestia feroce. Il suo corpo, insieme a quelli dell’intera spedizione, fu trovato smembrato e orriblmente mutilato dall’equipaggio della “Santa Marta”, la nave da cargo incaricata del recupero dei reperti.

La pietra fu poi portata a Londra e acquistata da lord Byron Ironwood, che la conservò fino alla morte, avvenuta nel 1930 in circostanze poco chiare (si pensò ad un avvelenamento di qualche tipo, anche se l’autopsia non trovò nulla che potesse confermare l’ipotesi. Quel che è certo è che negli ultimi tempi lord Ironwood era, a detta dei conoscenti e dei domestici, sempre più sospettoso e irrequieto, “come se temesse che qualcosa potesse saltargli addosso da un momento all’altro”1) Sul suo petto fu trovato il simbolo di una falce lunare disegnata col sangue, particolare che la polizia non è ancora riuscita a chiarire.)

Dopo la morte del suo proprietario, il diamante fu messo all’asta e acquistato dal miliardario americano John Abraham Wallingford, che lo portò con sè a New York.
L’anno successivo la moglie di Wallingford, Mary Parker, fu trovata morta nella sua camera da letto, brutalmente assassinata e semidivorata. Il marito fu dichiarato colpevole e giustiziato. Si dice che durante l’interrogatorio tentò di scagionarsi scaricando la responsabilità su una misteriosa bestia “bianca, tutta bianca, con lunghe braccia scheletriche e fauci grondanti sangue”2).

La gemma fu messa all’asta una seconda volta ma non trovò altri acquirenti, e fu così donata al Museo di Storia Americana della città di New York. Lì rimase indisturbata fino al 1937, quando fu trasferita a Washington per il restauro del museo. Durante il trasporto il furgone portavalori venne assaltato e il diamante sparì insieme agli altri reperti, probabilmente venduto al mercato nero.
La banda responsabile della rapina fu arrestata nei giorni successivi e tutti i suoi membri trovarono la morte in carcere, chi per suicidio (molti di essi prima di togliersi la vita avevano dato segno di disturbi psichici), chi assassinato dagli altri detenuti.
Nonostante le ovvie differenze nella modalità di esecuzione, tutte le morti furono accomunate dalla particolare efferatezza del gesto e dalla presenza dello stesso simbolo che già era apparso sul corpo di lord Ironwood.

La gemma ricomparve dopo la guerra, nel ‘46, nelle mani di Christopher Mallory, attore cinematografico e noto playboy. Mallory donò la pietra alla sua fiamma del momento, Caroline Hayes, soubrette di terz’ordine, ma questo non lo salvò, due mesi dopo, dal rimanere ucciso, durante una lite con la stessa Hayes, da un colpo di pistola sparato accidentalmente. La donna si schiantò in auto poche ore dopo, mentre cercava di fuggire dalla polizia.

Attualmente la pietra è tornata al museo di New York, al posto che le spetta, con la speranza che la maledizione che l’accompagna non abbia più a trovare riscontri.

(da P. Merryfield, “Pietre e gioielli nella storia”, Wesson & Smith ed., 1950)

1) Deposizione di Katherine Wells, domestica di lord Ironwood, 13/10/1930.
2) Deposizione di John A. Wallingford, 16/6/1931.
 
wendigo/gemma_lunare.txt · Ultima modifica: 11/01/2006 12:32 da Dara'nei