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Gnopkeh

...the hairy myth-thing of the Greenland ice that walks sometimes on two legs, sometimes on four, and sometimes on six (Howard Phillips Lovecraft)

...era una bellissima notte stellata. Come non ne avevo mai viste. C’erano migliaia e migliaia e migliaia di aghi luminosi, la luce era tale che quasi proiettavano ombre sul terreno. Era il solstizio di primavera, e il cielo stesso ci stava raccontando il perchè quella cittadina si chiamasse Crystal Falls.

Eravamo in tanti. Bevetti. Fumai. Sì, presi anche una di quelle pasticche. Tutti lo facevano, perché vi sembra così strano. Ne avevo voglia, tra l’altro. Essere lo studente migliore di una classe di fanatici dell’hockey non è proprio il massimo. E anche noi secchioni abbiamo voglia di dimenticare.

Così, quella roba, fece effetto. Mi addormentai. E sognai.

Mi ritrovai in una desolata distesa di ghiaccio. Il nulla. Sentivo il freddo, rabbrividivo. E poi, una voce.

- Jonathan

- Chi sei? - risposi. Era un uomo vestito da boscaiolo, con abiti che erano fuori moda quando mio nonno era ancora giovane.

- Sono un tuo lontano zio, Jonathan. Mi chiamo Joseph, Burnell Joseph, Ma gli amici mi chiamavano “Bo”

Poi mi resi conto che non era solo. Non vedevo nessuno, ma mi rendevo conto che non era solo. Sentivo dietro di lui una moltitudine di...anime. E poi mi resi conto che mio “zio” aveva un sorriso strano sul suo volto.

- Chiamavano, hai detto? -

- Certo, Jon. Sarei bello e stecchito, e da un bel mucchio di tempo, per giunta. Ma non sono realmente morto, sai? Io – e gli altri qui con me – continuiamo a vivere. E a guardare il vecchio mondo.

- Cosa?

- Sciocchezze, piccolo mio, non mi dare ascolto. Piuttosto, ti piace l’hockey?

- Mi piacerebbe, ma non sono un gran giocatore. - E, come dissi questo, la scena cambiò. Ero in mezzo ad un campo da hockey, sempre un gelo infernale... E le presenze erano sugli spalti, a guardarmi. Pensai anche: “Cazzo! che acido da sballo!” E mi resi conto che le presenze...non approvavano.

- Non pensare queste fesserie, piccolo. So che ti trattano come una schiappa. Ma tu non lo sei. Nelle tue vene scorre il sangue dei Prescelti. Ma dovrai allenarti. E dovrai incominciare, adesso.

Sentii, inconsciamente, le presenze (la Presenza?) annuire, e incitarmi. Poi il campo si popolò di esseri umanoidi, con pelli e mazze, che avevano le sembianze di quei palloni gonfiati della squadra. Iniziarono...a giocare a hockey, un hockey primitivo. Erano lenti. lentissimi. E io ero veloce. Velocissimo. Non avevo bisogno di maschera, non sentivo i loro colpi. Anzi, un semplice scuotere della mia testa...provocava loro ferite.

Era come se fossi non più un essere umano. Ma un animale. Sentivo una potenza bestiale dentro di me. Mi muovevo veloce, come se avessi quattro gambe a spingermi, e non sei. Non avevo più freddo. Anzi, sentivo caldo. Molto caldo. Ero nel mio ambiente ideale. Colpivo, facevo goal, e... colpivo! Il campo era ormai rosso del loro sangue, erano terrorizzati dalla mia velocità, dalla mia forza, dalla mia mira infallibile! IO ero un one man team, e loro erano...i brocchi.

E infine mi resi conto. Non ero solo. Eravamo in tanti. Ma non erano... non eravamo esseri umani. Eravamo cose simili a rinoceronti, con un corno insanguinato. E non facevamo altro che compiere la volontà di... Wendigo. E una voce risuonò nella mia testa: GNOPKEH.

Poi, il campo sparì. Rimasi solo. Sentii due voci, nella mia testa. Una familiare, di mio “zio”. L’altra, che diceva...PRESTO TU SARAI NOI. ORA SOFFRIRAI. MA TU SARAI NOI. SARAI...GNOPKEH...GNOPKEH...

Pessimo viaggio, pensai. E mi risvegliai. E urlai, gridai, e corsi, e mi arrampicai sull’albero. Ed è lì che mi avete trovato. Ma non sono stato io. NON SONO STATO IO. Come pensate che io, da solo, avrei potuto squartare a mani nude un’intera squadra di hockey, energumeni allenati a pestarsi per sport. Come avrei potuto? Come avrei potuto squartarli a mani nude? COME? COME? COME???


Questo è ciò che Jonathan Burnell, quasi certamente la persona responsabile (tutti i cadaveri erano ricoperti dalle sue impronte digitali, e anche se l’arma non è mai stata trovata questo basta, a mio avviso, per considerarlo colpevole) del massacro ormai noto come Primavera di Sangue ha continuato a dichiarare ai giudici inquirenti fino al giorno del suo suicidio, dove è stato trovato morto, con il ventre squartato apparentemente da un grosso oggetto appuntito. Cosa strana, sulla parete sono state trovate, scritte col suo sangue, le seguenti frasi:

GNOPKEH - FEDELE SERVO - CERCA PREDE - PLACA FAME ETERNA - MIO SIGNORE - ARRIVO

Un’inchiesta è stata aperta, per determinare chi ha potuto entrare nella cella del recluso senza che nessuno se ne sia accorto. Sarà mia responsabilità fare in modo che....

(Dalla relazione sull’accaduto del Capitano Andrew Kovacs, Polizia di Edmonton, Canada, Maggio 1967)

 
wendigo/gnopkeh.txt · Ultima modifica: 12/01/2006 01:38 da lamboz