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Occhio Oltre Le Montagne

Io L’ho visto.

Ero solo un bambino, allora, e L’ho visto.

Ha ucciso dieci guerrieri, dieci uomini forti, senza alcuna difficoltà. E poi... li ha sbranati.

Il Wendigo.

Lo Spirito delle nevi.

Quello che la mia gente chiama “il Divoratore”.

L’ho visto con questi stessi occhi.

Gli uomini erano andati a caccia nella foresta, e io li ho seguiti, di nascosto. Volevo vedere come si uccideva il cervo. Invece, ad un tratto, è sceso un grande freddo, un freddo non naturale. I guerrieri si sono stretti in cerchio, ma non c’era nulla intorno a loro. Non un rumore, non un movimento. Solo il gelo, come non l’avevo mai provato.
E poi, all’improvviso, qualcosa è balzato fuori dalle ombre. Un essere spaventoso, magro, quasi scheletrico, con lunghe braccia e artigli rossi di sangue... e le fauci spalancate. Ha cominciato ad avanzare, lentamente... Gli uomini hanno cercato di tenerlo a distanza, ma le frecce non riuscivano nemmeno a scalfire la sua pelle. Era come se non le sentisse neanche. Ha continuato ad avanzare, senza fretta, verso il gruppo, finchè non è stato abbastanza vicino, e allora...

Morti.

Tutti morti.

Ci ha messo così poco... Un balzo... Era veloce, molto veloce... In un solo gesto ha aperto la gola al più vicino... è caduto a terra, come una bambola di stracci... e Lui si era già mosso, verso un altro... li squarciava con i suoi artigli, senza alcuno sforzo... Hanno cercato di colpirlo, di ferirlo... ma nemmeno il metallo Lo rallentava... e le ferite che riuscivano a infliggergli si rimarginavano quasi istantaneamente...

E poi, quando ha finito di uccidere, si è chinato sui cadaveri e ha cominciato a strappare le carni a morsi e a divorarle... come nelle leggende dei miei avi... e nei racconti che mia madre usava per mettermi paura... Ma quella volta era vero, e lo vedevo con i miei occhi...

E anche Lui mi vedeva.

Ha sollevato il capo, annusando l’aria, e si è avvicinato. Io non potevo muovermi. Nemmeno per un attimo mi venne in mente di fuggire, sapevo che non avrei mai potuto farcela. Sono rimasto lì, impietrito, mentre Lui si avvicinava a me e mi scrutava... potevo sentire il suo fiato sul mio viso... la sua bava gocciolarmi addosso... Ho stretto il ciondolo che portavo al collo... sì, proprio questo che indosso ora... me lo mise mio padre alla nascita... e ho atteso.

Ma non è successo nulla.

Così come si era avvicinato, si è allontanato ed è tornato al suo pasto, ringhiandomi contro mentre si allontanava, ma senza cercare di attaccarmi. Non ho perso tempo a farmi domande e sono fuggito il più in fretta possibile, senza voltarmi indietro una volta, e senza fermarmi finchè non sono arrivato al villaggio.

Ancora oggi, dopo così tante lune, ho ancora nelle orecchie il suo ringhio sommesso che mi segue nella corsa.

Non L’ho più incontrato da allora... a parte quando hanno impiccato quel bianco... il taglialegna... L’ho riconosciuto subito, era Lui... ma non mi hanno dato ascolto... non L’hanno bruciato... e questa sarà la loro rovina... Il Wendigo non ha fretta, ma non lascia conti in sospeso... No, nemmeno con me...

Non so perchè mi abbia risparmiato quella volta, ma verrà a prendermi un giorno... non c’è scampo... Per nessuno...

(Testimonianza di Occhio Oltre Le Montagne, della tribù Ojibway, 1899. Trad. di Kelly Osborne.
Contrariamente alle sue stesse aspettative, Occhio Oltre Le Montagne morì per cause del tutto naturali sei mesi dopo quest’intervista, all’età di 98 anni)

 
wendigo/occhio_oltre_le_montagne.txt · Ultima modifica: 25/01/2006 13:03 da Dara'nei