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Symbiosis

pic03.jpgDal greco, derivato di synbiun, composto da syn (con, insieme) e biun (vivere). Sinonimo Femminile. La S. è un stretto rapporto sociale tra due organismi di diversa specie. Possiamo distinguere tre tipi di simbiosi: * mutualismo, in cui entrambe le specie ricevono un vantaggio; * commensalismo od inquilinismo, nei casi in cui la simbiosi è indifferente per l’ospite e vantaggiosa per il commensale (nel caso questo riceva cibo) o l’inquilino (nel caso riceva “alloggio”); * parassitismo, quando il parassita ottiene un vantaggio danneggiando l’ ospite. (Dal “Nuovissimo dizionario federale, ed. Boswell, 10 A.D.F.)

Nel corso della storia della biologia numerosi sono gli esempi di tutti e tre i casi, tutti e tre facilmente identificabili in natura, fra creature biologicamente affini ed all’interno di un normale ecosistema di tipo terrestre.

Discorso diverso invece vale per gli xenomorfi che sembrano privilegiare, quando vi ricorrono, ad una simbiosi di tipo esclusivamente parassitario, con nessuna cura per l’organismo ospitante.

cranio.jpgLa categoria xenomorfa S, infatti si manifesta esclusiamente come parassita degli organismi basati sull’ossigeno (quindi umani e mammiferi inclusi). Potendo sopravvivere a lungo anche in assenza di ossigeno, stabilizzandosi in una forma di stasi letargica, la classe S può infettare un organismo anche attraverso sumerosi strati di tessuto, pur non riuscendo ad passare attraverso i materiali termoplastici delle tutte per esplorazione spaziale. Il parassita, percepito il potenziale nuovo ospite, si risveglia rapidamente dal letargo e raccoglie tutte le sue forze per un solo, disperato tentativo di entrare in contatto col derma della vittima. In caso di successo, si insedia in forma di spora subdermale e comincia a riprodursi a ritmo vertiginoso, finendo con l’invadere nel giro di 24-36 ore tutto l’organismo ospite. Il maggior numero di infezioni si riscontra nei cosidetti “recuperatori” che cercano materiale di scarto e di riciclo fra i relitti delle navi nei grandi cimiteri spaziali; per questa ragione l’infezione da simbionti viene anche definita “Morbo dello sciacallo”

I risultati, tutt’ora allo studio della Comunità scientifica sono agghiaccianti e, nonostante la guerra sia ufficialmente finita, si contano oggi ancora migliaia di vittima per intossicazione S.

Allo stato attuale non esiste una cura sufficientemente rapida ed efficace, e soltanto massici interventi chimici e chirurgici possono alleviare le sofferenze di chi contrae la spora. Il parassita infatti, dopo essersi insediato stabilmente comincia a nutrirsi di sostanze prodotte dalla ghiandola tiroidea in seguito ad un violento dolore. Pertanto, agendo direttamente sul sistema nervoso centrale, il simbionte comincerà a causare dolori sempre più forti all’ospite, fino a condurlo alla pazzia.

Le immediate conseguenze del morbo sono affini a quelle di un ipertiroidismo avanzato e visivamente si manifestano con ingrossamento e rigonfiamenti evidenti. All’estremo si può arrivare anche ad una dolorosissima espansione della calotta cranica dove alloggerà la “mente” del simbionte. Se l’organismo ospite non muore prima infatti, il simbionte evolve dalla sua forma originale di essere unicellulare ad una pluricellulare più complessa, di dimensioni superiori a quelle di un cranio umanoide, e va a sostituirsi al cervello ospite, sostuituendosi ad esso in tutte le funzioni.

Ovviamente data la differente natura degli organismi, sono rarissimi i casi in cui si giunge a questo stadio. I malati tendono a morire prima, spesso suicidandosi. Quando ciò non accade, i risultati sono raccapriccianti: visi distorti dal dolore innestati su corpi contorti e deformi.

Recentemente alcuni movimenti umanitari si sono mossi affinchè il Parlamento autorizzi una legge che consenta l’eutanasia indolore per i malati del “morbo dello sciacallo”.

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xenomorfi/simbionti.txt · Ultima modifica: 05/05/2005 04:10 da 151.37.17.49